Eutanasia: una questione di relazione

  • Marianna Gensabella Furnari | Marianna.Gensabella@unime.it Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Messina; componente Comitato Nazionale per la Bioetica, Italy.

Abstract

L’impostazione classica della questione bioetica dell’eutanasia attraverso il paradigma dei principi conduce a risolvere la questione con un sì, se si privilegia il principio di autonomia, o con un no se si dà il primato al principio dell’indisponibilità della vita. Il saggio muove dalla proposta che sia possibile un altro approccio, basato sull’interazione, suggerita come linea metodica da Warren T. Reich, del paradigma dei principi con gli altri paradigmi della bioetica: l’esperienza, la cura, la virtù. Il primo momento è ripensare l’eutanasia come l’oggetto di una domanda che viene dalla sofferenza e che, come tale, va accolta ed interpretata in un contesto di relazione. A differenza del suicidio, non vi è qui un darsi la morte, ma un domandare la morte all’altro. L’attenzione etica va spostata dal far centro esclusivamente sull’autonomia al focalizzarsi anche e soprattutto sulla relazione, in particolare sulla complessità e le contraddizioni che segnano oggi la relazione tra il paziente e il medico. Anche se chiede una “cura” limite, paradossale che non può essere data, pena la contraddizione e il ribaltamento degli stessi fini della medicina, la domanda di eutanasia non può restare inevasa, ma deve essere accolta, ri-aperta con l’attenzione che il paradigma di cura impone, con l’humanitas che il paradigma di virtù ci consegna. L’attenzione etica all’esperienza di chi domanda la morte diviene il primo momento per trovare una conciliazione tra momenti apparentemente antitetici, come la sacralità e la qualità della vita, per cogliere la complementarità tra diritti apparentemente antitetici come il diritto ad essere lasciati soli e il diritto a non essere lasciati soli, per sostenere insieme la liberazione dal dolore fisico e la liberazione del dolore dell’anima. Spostando il punto di vista dalla libertà alla relazione, il saggio vuole indicare l’impossibilità etica di dire di sì all’eutanasia proprio sul versante della relazione, ponendo al tempo stesso l’accento non solo sulla responsabilità che il dire di sì comporta, ma anche sulle altre responsabilità di cui la domanda di eutanasia ci fa carico: le responsabilità che riguardano la situazione da cui trae origine, e le altre che riguardano ciò che rimane da fare per rispondere alla richiesta di aiuto e di cura che la domanda sottende. Con il movimento proprio dell’etica della cura, il saggio vuole proporre di non risolvere il dilemma in cui la questione bioetica dell’eutanasia sembra costringerci, rinunciando alla vita o alla libertà, ma di provare a ridefinire il contesto da cui il dilemma ha origine, in modo tale che sia possibile tenere insieme vita e libertà.
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Classical approach to the problem of the euthanasia, through the paradigm of the principles conducts to solve the matter with a yes, if the principle of autonomy is privileged, or with a no if the primacy is given to the principle of the unavailability of the life. This paper moves from the proposal that another approach is possible, based on the interaction, suggested as methodic line by Warren T. Reich, of the paradigm of the principles with the other paradigms of the bioethics: the experience, the care, the virtue. The first moment is to consider the euthanasia as the object of a question that comes from the suffering and that, as such, it must be welcomed and interpreted in a context of relationship. Unlike the suicide there is not here a killing oneself, but an asking other for death. The ethical attention must be moved from the exclusive center of autonomy to the relationship, particularly on the complexity and the contradictions that mark the physician-patient relationship between today. Even if it asks a limit “care”, paradoxical that cannot be given, or the aims of the medicine itself would be contradicted and overturned, the question of euthanasia cannot stay outstanding, but must be welcomed, opened again with the attention that the paradigm of care imposes, with the humanitas that the paradigm of virtue delivers us. The ethical attention to the experience of whom asks the death it becomes the first moment to find a conciliation among apparently antithetical moments, as the sacredness and the quality of the life, to gather the complementarity among apparently antithetical rights as the right to be left alone and the right not to be left alone, to sustain together the liberation from the physical pain and the liberation from the pain of the soul. Moving the point of view from freedom to relationship the paper wants to point out the ethical impossibility to say yes to the euthanasia just on the side of the relationship, at the same time setting the accent not only on the responsibility that saying yes means, but also on the other responsibilities of which the question of euthanasia ask us: the responsibilities derived by the situation and the others concerning what to answer to the help request and care that the question subtends. In the way proper of the ethics of the care, the paper proposes not to solve the dilemma of the euthanasia abdicating to the life or to the liberty, but trying to redefine the context from which the dilemma has origin, in such way that it is possible to hold together life and liberty.

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2007-12-30
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Eutanasia, relazione, trattamenti / Euthanasia, relationship, treatments
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How to Cite
Furnari, M. G. (2007). Eutanasia: una questione di relazione. Medicina E Morale, 56(6). https://doi.org/10.4081/mem.2007.297