La procreazione artificiale all’attenzione della Corte interamericana dei diritti dell’uomo. Il “Caso Gretel Artabia Urilla et Al. vs. Costa Rica”

  • Marina Casini | marina.casini@rm.unicatt.it Professore Aggregato di Bioetica, Italy.
  • Carlo Casini Parlamentare europeo, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, Presidente del Movimento per la Vita Italiano, Italy.
  • Rafael Santamaria D'Angelo Coordinador dell’Area de Historia y Filosofía del Derecho Universidad Católica Santo Toribio de Mogrovejo, Peru.
  • Joseph Meaney Director of International Coordination of Human Life International, Dottorando di Ricerca in Bioetica, Istituto di Bioetica, Italy.
  • Nikolas Nikas President and General Counsel of the Bioethics Defense Fund, .
  • Antonio G. Spagnolo Professore Ordinario di Medicina Legale e delle Assicurazioni, Istituto di Bioetica, Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italy.

Abstract

Il contributo esamina il “Caso n. 12.361 Gretel Artavia Urilla et Al. vs. Costa Rica” sul quale si attende una pronuncia della Corte interamericana dei diritti umani. La vicenda ha origine dalla sentenza della Corte costituzionale costaricana (del 15 marzo 2000 n. 2000-02306) che aveva annullato, per ragioni di forma e di sostanza, il Decreto Ejecutivo n. 24029-S1 (del 3 febbraio 1995) sulla procreazione artificiale umana. La vicenda prosegue davanti alla Commissione interamericana chiamata in causa da una “Petición” che accusa la Repubblica del Costa Rica di aver violato i diritti di alcune coppie in attesa di realizzare il loro “progetto parentale”. Il divieto di fecondazione artificiale confliggerebbe, in sintesi, con il diritto alla privacy e alla vita familiare, con il diritto di fondare una famiglia con il principio di uguaglianza contenuti nella Convenzione americana dei diritti umani (“Patto di San Josè”). Al termine di un lungo percorso e di un ampio dibattito, la Commissione ha ritenuto che tali diritti fossero stati violati e ha rimesso il caso alla Corte interamericana dei diritti dell’uomo. Con riferimento a questa nuova fase, nell’articolo si dà conto del “Escrito de Amici Curiae” presentato alla Corte dal Movimento per la vita italiano, dall’Istituto di Bioetica, dall’Asociación Crece Familia-CreceFam, dal Coordinamento di Human Life International e da Bioethics Defend Found. Nell’“Escrito” si afferma che il divieto del Costa Rica non viola la Convenzione americana sui diritti umani che afferma: “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita. Tale diritto è protetto dalla legge e, in generale, è tutelato a partire dal momento del concepimento. Nessuno può essere privato arbitrariamente della vita (art. 4/1). Nel parere, inoltre, si avanzano argomenti di ordine scientifico e giuridico a sostegno del divieto di procreazione artificiale, in nome del riconoscimento della dignità umana e del conseguente diritto alla vita dell’essere umano nella fase più giovane della sua esistenza. Questo diritto, primo fra tutti, è già ampiamente accolto nella Convenzione americana sui diritti dell’uomo sottoscritta e ratificata dalla Repubblica del Costa Rica.
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The article deals with the “Case n. 12.361 Gretel Artavia Urilla et Al. vs. Costa Rica” which the Inter-American Court of Human Rights is going to decide. This case has its roots in the Supreme Court of Costa Rica’s decision (n. 2000-02306, March 15, 2000) which annulled the Decree n. 24029-S1 (February, 3, 1995) on human artificial procreation because of both formal and substantial aspects. Indeed, the Supreme Court of the Costa Rica considered that in vitro fertilization constituted a threat against human life before birth. Afterwards, the Inter-American Commission on Human Rights received a “Petición” which charged Costa Rica with a violation of the rights of some couples who wanted to achieve parenthood by medically assisted procreation. In short, according to Petitioner, the ban on in vitro fertilization violated the right to privacy and family life, the right to raise a family and equality before the law and equal protection established in the American Convention on human rights (“Pact of Saint José”). At the end of a long iter and an extended debate, the Inter-American Commission on Human Rights submitted the case to the jurisdiction of the Inter-American Court of Human Rights claiming the violation of said rights and asking the Court to rule and declare the international responsability of the Costa Rican Republic. Regarding this new stage, the article relates the “Escrito de Amici Curiae” sent to the Inter-American Commission on Human Rights by the Italian Movement for the Life, the Institute of Bioethics of teh Catholic University of the Sacred Heart, Asociación Crece Familia-CreceFam, Human Life International and the Bioethics Defense Fund. This “Escrito” argues that Costa Rica’s ban does not violate the American Convention on Human Rights which says that “Every person has the right to have his life respected. This right shall be protected by law and, in general, from the moment of conception. No one shall be arbitrarily deprived of his life” (article 4/1). Besides the “Escrito” presents scientific and legal arguments corroborating the ban on artificial human procreation in the light of modern idea of human rights, recognition of human dignity and the right to life of human beings in the youngest stages of their lives. This right, the primary or first right, is already widely recognized in the American Convention on Human Rights, signed and ratified by Costa Rica’s Republic.

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Published
2012-06-30
Section
Original Articles
Keywords:
Biodiritto, procreazione artificiale, embrione umano, diritto alla vita, diritti umani / Biolaw, human artificial procreation, human embryo, right to life, human rights
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How to Cite
Casini, M., Casini, C., D’Angelo, R. S., Meaney, J., Nikas, N., & Spagnolo, A. G. (2012). La procreazione artificiale all’attenzione della Corte interamericana dei diritti dell’uomo. Il “Caso Gretel Artabia Urilla et Al. vs. Costa Rica”. Medicina E Morale, 61(3). https://doi.org/10.4081/mem.2012.135